A pochi chilometri da Hoi An si trova My Son, un gruppo di templi costruiti tra il IV e il XIV secolo dai re di Champa, dedicati a divinità indiane indù e principalmente a Shiva.
My Son (si pronuncia “mi son”) letteralmente significa “montagna bella”, proprio perché sorge nel bel mezzo di verdi montagne.
Questi templi sono sopravvissuti nel tempo a guerre territoriali e ad anni di abbandono, ma ciò che causò la loro totale rovina furono le bombe americane.
Delle oltre 100 strutture iniziali, ognuna delle quali fatta costruire per se stesso da ogni re della dinastia Cham che saliva al trono, molte furono distrutte dai bombardamenti durante la guerra del Vietnam e ad oggi ne rimangono solo circa 20.

L’intero complesso fu scoperto dai francesi durante una battuta di caccia alle tigri nel XIX secolo e presto, per la sua unicità, venne dichiarato Patrimonio UNESCO.
My Son, ricco di storia e mistero, è uno dei posti da visitare assolutamente con una guida capace di raccontarvi aneddoti e curiosità.
Noi ci siamo affidati a Venus Travel Hoian, un’agenzia di Hoi An, che oltre ad una super guida, ci ha anche dato la possibilità di fare un giro in barca al tramonto, degustando il tipico banh mi e ammirando un cielo infuocato su Hoi An, la città più romantica del Vietnam.
Il costo del tour è di 650.000 dong a persona.

INDICE DEI CONTENUTI
LA STORIA DI MY SON
Il complesso dei templi di My Son fu costruito tra il IV e il XIV secolo. Era il centro di culto principale per il popolo Champa, che aveva cinque regni nelle aree circostanti.
I Cham provenivano da Giava in Indonesia e ancora oggi sono una comunità che vive in Vietnam e Cambogia, discendenti dai profughi dell’antico regno di Champa, fuggiti dal Vietnam centrale 500 anni fa. Gli antichi Cham erano pescatori, coltivatori di riso e maestri nella costruzione di templi. Erano fortemente influenzati dall’India e infatti erano devoti a Shiva, a cui chiedevano soprattutto la fertilità. Essi infatti volevano far crescere la loro popolazione perché credevano che l’unione fa la forza.
I Champa dovettero affrontare minacce da parte dell’Impero Khmer in Cambogia, di altri gruppi etnici in Vietnam e persino dei cinesi. Alla fine i Viet presero il controllo di questa regione nell’XI secolo e costrinsero i Champa a spostarsi a sud, più vicini a Nha Trang, anche se i loro leader riuscirono a mantenere il controllo del complesso per un altro paio di secoli.
Dal XVI secolo in poi, il grande regno Champa scomparve: il popolo Cham venne perseguitato e assassinato dai vietnamiti.
I templi andarono perduti e My Son fu sopraffatto dalla giungla fino al 1898, quando fu riscoperto dai francesi, che intrapresero un progetto di restauro, paragonando il sito a luoghi come Angkor in Cambogia e Ayutthaya in Tailandia.

IL COMPLESSO
L’intero complesso di My Son è dedicato alle divinità induiste e in particolare modo a Shiva, che appare sotto varie forme.
I Champa idearono un metodo di costruzione ingegnoso che è difficile da replicare oggi.
Costruirono le pareti dei templi con mattoni teneri, cotti a bassa temperatura, che quando venivano posizionati uno sopra l’altro, si modellavano insieme.
Quando poi la forma finale veniva completata, l’intero edificio era dato alle fiamme per indurire i mattoni e fissarli in posizione.
Ci sono tre aree fondamentali di My Son che potete visitare:
- la prima è un complesso di una dozzina di edifici, realizzati per le cerimonie di adorazione di Shiva. Sono costruiti seguendo i movimenti del sole e sono decorati con intagli nei mattoni di vari dei e simboli indù;
- la seconda area è il luogo in cui le bombe hanno distrutto un complesso di templi.
- l’ultima zona infine comprende due luoghi adiacenti in cui è possibile notare la differenza tra dove è avvenuto o è tuttora in corso un restauro. Colore, consistenza e materiali sono diversi, mentre solo le forme degli edifici sono state rispettate.

LA VISITA
Il complesso di My Son si trova a circa un’ora di auto da Hoi An ed è molto grande.
Con il nostro tour siamo arrivati in minivan accompagnati dalla nostra guida.
Il biglietto d’ingresso al My Son costa 150.000 dong e tutto il ricavato viene utilizzato per i lavori di restauro e rivalutazione dell’intero sito. Non è mai incluso nel prezzo del tour e si paga direttamente in loco.
Dalla biglietteria partono delle navette gratuite per arrivare fino al vero e proprio sito. Il lungo percorso è completamente immerso nel verde ed in salita. In alternativa si può fare una passeggiata di due ore, che non vi consiglio perché il caldo è insopportabile.
La guida ci ha accompagnati lungo questo percorso che porta ai vari templi rimasti, raccontandoci la loro storia e molte curiosità. Al termine della spiegazione c’è anche una rappresentazione teatrale con maschere e balli tipici di questo popolo.
Ricordatevi di portare tantissima acqua perché fa veramente tanto caldo e non ci sono posti riparati.
Terminata la visita, con il minivan abbiamo raggiunto un porticciolo e ci siamo imbarcati a su una barchetta tipica. Navigando al tramonto gustato il famoso banh mi vietnamita, mentre le luci di Hoi An si accendevano intorno a noi.
